Pierangelo Garegnani


(1930-2011)

Pierangelo Garegnani nacque a Milano nel 1930, da Remo e Piera Genovese. Tra il 1944 e il 1948 frequentò la scuola per geometri presso l’Istituto tecnico “Carlo Cattaneo” di Milano, sviluppando in parallelo un precoce interesse per la filosofia e per Marx. Conseguita successivamente la maturità scientifica da privatista, vinse una borsa del Collegio Ghislieri e si iscrisse a Scienze Politiche a Pavia, dove seguì Storia delle Dottrine Economiche con Jenny Griziotti Kretschmann, relatrice della sua tesi di laurea sulla teoria del valore-lavoro in Ricardo.

Nel 1953 ottenne una borsa di dottorato per il Trinity College, a Cambridge, sotto la guida di Piero Sraffa e di Maurice Dobb. La ricerca, inizialmente centrata sulla teoria del valore in Ricardo, si orientò – su impulso di Sraffa – verso l’analisi del capitale nelle teorie della distribuzione da Ricardo a Wicksell. Dopo aver declinato un’offerta come junior economist alle Nazioni Unite, tra il 1958 e il 1959 rientrò in Italia, divenendo assistente alla cattedra di Economia Politica di Volrico Travaglini alla Sapienza e ottenendo nel 1961 la libera docenza.

Parallelamente, anche grazie ai contatti con Sergio Steve e Paolo Sylos Labini, Garegnani iniziò una collaborazione con la SVIMEZ dove, tra il 1959 e il 1961, sviluppò un’ampia indagine su domanda effettiva, consumi e investimenti nell’economia italiana, confluita nel rapporto Il problema della domanda effettiva nello sviluppo economico italiano (1962). Questa analisi aprì la strada ai suoi lavori successivi sulla determinazione dell’output e della crescita.

Anche grazie ai contatti fra Sraffa e Samuelson, tra il 1961 e il 1962 Garegnani fu visiting researcher al MIT con una borsa Rockefeller. Lì discusse il suo lavoro sul capitale con lo stesso Samuelson e con altri studiosi, tra cui Modigliani, Arrow, Solow e Sweezy. Parallelamente avviò il progetto di traduzione in inglese del suo libro del 1960 (Il capitale nelle teorie della distribuzione). Nel corso dell’esperienza negli Stati Uniti si ritrovò, così, al centro della nota controversia teorica fra “le due Cambridge”, di cui divenne certamente uno dei maggiori protagonisti.

La prima fase del percorso accademico di Garegnani si sviluppò tra Sassari (1962–66, dove insegnò anche Scienza delle finanze), Pavia (1966–69, con corsi di Politica economica) e Firenze (1969–74). Ordinario dal 1967, si trasferì quindi alla Sapienza (1974–92) e poi a Roma Tre (1992–2005), ottenendo il titolo di emerito nel 2008. Visse intensi scambi internazionali (visiting a Cambridge, New School, Stanford) e co-diresse, con Sergio Parrinello e Jan Kregel, la Scuola Estiva Internazionale di Trieste (1980–1990), un tentativo di incontro fra le comunità degli economisti neoricardiani e post-keynesiani. Fu membro dell’Academia Europaea (1989) e, dal 2001, socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei. Nel 1999 fondò il Centro di Ricerche e Documentazione “Piero Sraffa”, volto a valorizzare l’opera di Sraffa e promuovere la ricerca e la didattica sul filone classico. Come esecutore letterario di Sraffa, coordinò (anche con il sostegno economico della Banca d’Italia) il censimento dei manoscritti inediti di Sraffa e la microfilmatura di parte della sua biblioteca.

Accanto alla teoria pura, Garegnani coltivò stabilmente un interesse per l’analisi empirica e le politiche pubbliche, coordinando e promuovendo ricerche condotte da molti dei suoi allievi. Dal 1964 partecipò al “Gruppo del CNR” su distribuzione, progresso tecnico e sviluppo: un laboratorio che intrecciava critica teorica ed economia applicata.

Altrettanto rilevante fu l’impegno civile e politico di Garegnani. Il suo rapporto con la sinistra marxista, in particolare, fu costante sebbene critico. Iscritto brevemente al PCI negli anni del Ghislieri, fu un membro della Sezione economica dell’Istituto Gramsci a partire dagli anni Sessanta, contribuendo a seminari e convegni (tra cui la grande assise del 1972 sulla critica della teoria economica e il ciclo del 1976–77 su “Crisi del capitalismo e teoria economica”). Sempre per l’Istituto Gramsci, tra 1989 e 1994 ebbe un ruolo nella preparazione del convegno “L’economia mondiale in trasformazione”, volto ad aggiornare le categorie interpretative della sinistra oltre i confini del marxismo dogmatico. Tra fine anni Settanta e inizio anni Ottanta intervenne su “Rinascita” a difesa di un approccio marxiano all’analisi economica che andasse oltre le aporie della teoria del “valore-lavoro”, proponendo in chiave divulgativa il suo contributo scientifico all’interpretazione del pensiero di Marx. Tra i suoi interventi di carattere “politico” merita una menzione l’articolo del 2004, scritto con Tiziano Cavalieri e Meri Lucii, su “La sinistra e l’occupazione. Anatomia di una sconfitta”, per la Rivista del manifesto, in cui esprimeva una forte critica delle politiche del lavoro volte alla precarizzazione.

La sua biografia intreccia rigore analitico, libertà di pensiero e attenzione ai problemi concreti: dall’elaborazione di una solida alternativa al marginalismo alla difesa di una teoria della crescita trainata dalla domanda; dall’impegno per l’edizione degli scritti di Sraffa alla formazione di generazioni di economisti. Nonostante la sua scomparsa nel 2011, la sua eredità – scientifica, civile e istituzionale – continua a orientare la ricerca economica di ispirazione classica e keynesiana, e a nutrire un’idea dell’economia come disciplina storicamente situata, al servizio della comprensione (e della trasformazione) della società.